Siena-Guastalla, Il ritorno


Se penso ad una immagine che racchiuda questa settimana, non posso che pensare alla serata di martedì con l’attività del labirinto, simbolo del nostro pellegrinaggio.
Vedere i ragazzi pensare al loro futuro, provare a prendere in mano le loro paure, intraprendere dei passi incerti e lenti, fermarsi a scriversi, commuoversi, guardarsi con rispetto e ammirazione, mi scalda il cuore e mi fa sperare molto sul loro futuro.
È stata una serata intensa e seria, profonda e calda, densa. Come tutti questi giorni. Forse il caldo non ci ha permesso di gustare a pieno la bellezza della natura e la gioia delle relazioni; ma il cammino ci ha regalato di sicuro un incontro più vero e profondo con se stessi.
Abbiamo scelto il labirinto come simbolo del nostro pellegrinaggio, perché rappresenta un invito ad una fiducia di fondo. Nella fiducia che la nostra vita ha percorso e percorre una buona strada. Credo ad una strada che è da percorrere così come la stiamo percorrendo. In questo modo, credo in fondo alla grande contraddizione, al grande paradosso, al grande mistero della vita, cioè che da una parte, come essere umano, sono completamente libero, che posso essere completamente me stesso, unico, e insostituibile; e che pure, in tutto ciò, sono interamente protetto e guidato, interamente inserito in una strada sicura.
Il labirinto non è un cammino di limitazione, bensì di libertà.

Don Giacomo

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