Santuario B.V della Porta


Nel 1646, sul muro interno della Porta di S. Francesco di Guastalla il pittore guastallese Damiano Padovani esegue un affresco raffigurante la Madonna e il Bambino con ai piedi S. Francesco e S. Carlo, patroni della città.
Intemperie, fumo e incuria deturpano l’immagine ma non cancellano la sua memoria, al puinto che un ex soldato, tale Giovanni Battista Zagni, di circa sessant’anni, affetto da grave cecità, devoto da sempre all’immagine sacra, riottenne totalmente la vista quando chiese all’amico Ruina di accendere una candela per lui presso il dipinto. La data di questo primo prodigio è fissata della memoria popolare il 7 febbraio 1693. Da allora ne seguirono numerosi altri, come attestano le dichiarazioni giurate delle cronache del Santuario.

Unitamente ai primi miracolisi assiste ad un altro fenomeno, unico nel suo genere. L’immagine della Madonna, da nera e affumicata, comincia a schiarirsi progressivamente, non per mano d’uomo. Dapprima sono visibili il volto, poi le mani della Vergine, anche se i santi si intravedono solamente e il Bambino rimane completamente invisibile. Solo nel luglio 1701, prima del suo spostamento nel Santuario (l’affresco originale era rettangolare), l’immagine appare come oggi la vediamo.

Il diffondersi della notizia dei primi miracoli richiama in città un grande numero di persone sia del Ducato, sia degli Stati confinanti. Il 9 maggio 1693, su specifico desiderio e volere del Duca, il consiglio della Comunità autorizza la costruzione del nuovo Santuario per custodire l’immagine sacra. I lavori iniziano il giorno dopo, sotto la direzione dell’arch. reggiano Prospero Mattioli.

La prima pietra viene posta alla presenza della Duchessa Maria Vittoria il 20 agosto 1693. All’inizio del 1701 l’edificio è quasi terminato e il 6 luglio dello stesso anno l’immagine viene traslata all’interno del tempio.
Ma sono tempi difficili per le lotte tra austriaci e francesi; Guastalla verrà occupata e il santuario verrà trasformato in ospedale. Finalmente viene consacrato al culto il 1 novembre 1709. Il 27 marzo1967 il Papa Paolo VI eleva la Beata Vergine della Porta a Patrona della Città e della Diocesi. Nel 1968 l’immagine dal muro viene riportata su tela per salvarne la consistenza pittorica e proteggerla dall’umidità.

Il tempio si presenta con un ampio pronao a tre arcate e la facciata, opera di Floriano Valla (1722), si caratterizza per la presenza di una ritmica scansione di lesene e cornici, oltre che dalle quattro grosse nicchie ospitanti le statue di S. Francesco d’Assisi e S. Carlo Borromeo (in alto) e di S. Pietro e S. Paolo (in basso) copie di originali del XVIII secolo. L’interno del Santuario presenta pianta a croce latina con la navata centrale coperta da cupola. Sopra i passaggi tra le navate, nel transetto e nel presbiterio, in profonde nicchie, sono collocate dodici figure di profeti, opera del viadanese Giovanni Morini (1786). Alla sommità delle arcate si trovano quattro stemmi: tre appartengono ai Gonzaga, mentre il quarto, posto in corrispondenza all’altare del Crocifisso, è quello della città di Guastalla: un leone coronato e rampante su sfondo blu. Sul portone d’ingresso si trova la cantoria, la cui balconata è decorata con svariati strumenti musicali. Nonostante l’interno richiami una certa somiglianza con la Cattedrale, eseguita dal Volterra su volere del Duca Cesare I e consulenza teorica di S. Carlo Borromeo, se ne differenzia per la presenza di un esuberante trionfo di stucchi che rende il Santuario uno dei pochi esempi di Barocco emiliano e l’unico presente in Guastalla. A decorazione dell’altare troviamo l’imponente baldacchino ad opera di Antonio Ferraboschi: quattro colonne tortili in scagliola verde, abbinate due a due, che reggono un architrave spezzato.

Per iniziativa dei PP. Minori Francescani – qui presenti fino al ’93 – è stato approntato un locale ove sono stati raccolti: paramenti, 111 tavole lignee di ex voto, di cui 63 attribuibili a fine ‘600 e primi ‘700 e anti altri ex voto in argento.