San Rocco


L’attuale superficie corrispondente alla frazione di S. Rocco costituiva una vasta area paludosa. Fu solo nel XVI secolo che con imponenti lavori di bonifica la zona venne colonizzata e subito messa a coltura. La presenza umana comportò subito l’esigenza di centri di coesione e di preghiera.

Nel 1574 quindi, Cesare Gonzaga decise di erigere un oratorio utile agli offici liturgici, intitolandolo a San Rocco, per compensare la recente demolizione di un altro luogo sacro dedicato al santo, ne pressi della città. Ben presto, visto l’incremento demografico che il radicamento dei paesani comportava, le dimensioni del tempio risultarono insufficienti. Con la stessa Bolla con cui Sisto V decise di trasferire i privilegi ed il rango della Pieve alla nuova chiesa matrice di Guastalla (S. Pietro, l’odierno Duomo), il Papa eresse in Parrocchia (1585) l’oratorio di S. Rocco, essendo notevole la sua distanza sia dal centro che dalla Pieve.

Si ha notizia di una riedificazione della chiesa avvenuta nel 1641 e della costruzione della sacrestia nel 1637 da parte del parroco Don Giovanni Reggiani che intervenne sobbarcandosi direttamente parte delle spese. Nella prima metà del XIX secolo si diede mano al restauro della chiesa in gran parte a carico della benefattrice Duchessa Maria Luigia. Nello stesso periodo si procedette all’abbassamento del campanile che rischiava di crollare per la forte pendenza. Problema che si ripresentò anche nel 1931, costringendo Don Piccardo, un sacerdote forestiero noto per essere ben pratico di interventi di “chirurgia” edile su manufatti in condizioni fortemente critiche, ad un intervento ardito per raddrizzare il campanile che minacciava il crollo a causa della forte pendenza.

Presenta un’ampia facciata orientata a mezzogiorno, appena scandita dalle sottili lesene. La parte centrale più alta e conclusa da un frontispizio triangolare si raccorda alle ali minori con due fastigi arcuati con acroteri piramidali in vertice. Il portale è architravato con nicchia superiore. Al centro, sotto il cornicione si apre una finestra trapezoidale. Il campanile presenta una cella a monofore con copertura a quattro falde.

L’interno si presenta estremamente sobrio; la navata è unica, corredata di sei cappelle laterali. Nella prima a destra trova collocamento una tela della Madonna della Ghiara, dipinto del 1620 e provvidenzialmente recuperata nel 1995 con un paziente restauro. Sopra il secondo altare sempre dalla stesso lato è esposta una interessante tela del 600 raffigurante una graziosa Madonna con Bambino e i santi Luigi Gonzaga e Lorenzo. In una nicchia ricavata nella terza cappella a sinistra vi è una statuetta in marmo datata al secolo XIV o XV rappresentante una Madonna col Bambino davvero singolare. Due altari sono riccamente decorati secondo lo stile barocco con raffinati stucchi. La struttura ha subito gravi danni durante il terremoto del 1986. I restauri, finanziati dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali hanno avuto termine nel 1995.