Pastorale Giovanile di Guastalla


“Che cercate? Venite e vedrete” (Gv 1, 38-39)

È questa la domanda che quest’anno tocca i cuori dei nostri giovani.

Domanda scomoda, domanda tosta, domanda affascinante. Domanda che ci invita a cercare quali passi, quale parole, quali gesti compiere per crescere come uomini e donne e come cristiani.

Per accompagnare i giovani in questo cammino, oltre ai cammini formativi ordinari, abbiamo pensato a tre parole da vivere:

Insieme: da soli non si va da nessuna parte, abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza del camminare insieme; a tutti i ragazzi del post-cresima nei tempi forti dell’anno proporremo alcuni momenti comuni di incontro, riflessione, preghiera, per sentirci e scoprirci uniti come giovani.

Festa: una novità che proviamo a lanciare sono le messe dei giovani, messe serali, a cadenza mensile, a rotazione nella varie chiese di Guastalla, pensate e animate dai giovani stessi, con uno stile nuovo, giovane, per ritrovarci a pregare insieme giovani e adulti animati da una domanda: può essere bello stare con Gesù?

Vangelo e vita: chi può raccogliere le domande dei giovani e provare a dare delle risposte? Il venerdì sera, con i giovani dai 19 ai 30 anni, proviamo a metterci in ascolto e preghiera con la parola di Dio animati da questa domanda: cosa può dire alla mia vita il vangelo? È davvero una bella notizia?

Questa domanda di Gesù ci richiama sul nostro errare, come ragazzi, come giovani, come cristiani.

Il termine errare è volutamente ambivalente: significa procedere vagando e significa sbagliare. Riguarda tutta l’esperienza adulta, ma ha una particolare rilevanza nella fase del giovane adulto. Qui possiamo collocare naturalmente il gusto di viaggiare (geograficamente ma anche virtualmente), la conoscenza di ciò che è altro, di culture e religioni diverse, fino al piacere semplice di passeggiare o di camminare in montagna. Sono esperienze fisiche ma fortemente simboliche.

Ma c’è un errare di altra natura, che ha il carattere dell’esplorazione della vita. Pensiamo alla ricerca del lavoro, alle prime esperienze affettive, al mondo delle amicizie. E poi l’errare è anche sbagliare, prendere delle sbandate, sciupare le proprie potenzialità.

Dal punto di vista del processo di maturazione umana, l’errare è carico di rischi ma anche di opportunità. La distinzione tra vagare e viaggiare può aiutare.

L’adulto vagabondo è colui o colei che passa da un’esperienza a un’altra senza orientamento. Vale non solo per i giovani, ma per gli adulti di qualsiasi età.

L’adulto in viaggio è chi cerca, attraverso la pluralità dei cammini fisici o simbolici, la propria direzione.

L’esperienza del viaggio, dell’errare e del fallire è soglia potenziale di fede. La bibbia è carica di viaggi, di salite sui monti, di traversate di deserti e di mari, di pellegrinaggi. Sono sempre metafore dell’incontro con Dio. In questo caso, quando la ricerca di senso diventa ricerca di Dio, allora il viaggio si trasforma in pellegrinaggio, come tensione mai raggiunta.

A sua volta l’errare come sbagliare è una grande soglia della fede, perché può permettere di incontrare il Dio che per sua natura tira fuori dall’Egitto, riapre cammini nel deserto, rimette in piedi, ridona udito e parola. In questo caso il viaggio prende il senso di una “conversione” di direzione, di un ritorno ma in avanti.

Buon cammino a tutti allora…