Centro d’ascolto


L’ascolto è l’atteggiamento fondamentale che ogni comunità deve assumere per far spazio alle domande dei poveri, organizzandosi per incontrare e accogliere chi si trova in situazione di bisogno.

 

Il Centro di Ascolto è lo strumento che la comunità cristiana si dà per ascoltare in modo attivo coloro che si trovano in difficoltà , nella consapevolezza che in essi Dio stesso ci interpella.

Dalla comunità il Centro di Ascolto riceve il mandato dell’ascolto dei poveri e ad essa riporta le richieste dei poveri, ricoprendo un ruolo pastorale e non confondendosi con un segretariato sociale, un’associazione di volontariato o un ente di servizi.

Il Centro di Ascolto è espressione della comunità cristiana, frutto di un preciso progetto pastorale, se la comunità è cresciuta alla luce del Vangelo della Carità e ha assunto l’ istituzione del Centro di Ascolto in modo consapevole e maturo a livello pastorale.
In questo modo il Centro di Ascolto diventa lo strumento che sollecita la corresponsabilità di tutta la comunità e non il luogo della sua delega; non esonera cioè gli altri cristiani dal dovere dello ascolto, dell’accoglienza e della testimonianza, ma è espressione visibile e concreta di un coinvolgimento comunitario ed insieme stimolo ad ulteriore impegno.

Il Centro di Ascolto non esaurisce il suo compito nell’ascoltare e accompagnare le persone in stato di bisogno, ma deve essere in stretto collegamento con la comunità cristiana a diversi livelli (parrocchiale, zonale, diocesano), curando, in modo particolare, il rapporto con il Consiglio Pastorale e la Caritas del livello territoriale competente.

Il modo di operare dei Centri di Ascolto non è lasciato al caso ma segue le indicazioni delle Linee Guida redatti dal Coordinamento dei Centri di Ascolto Parrocchiali.

Chi sono?
Sono l’unione di tutti i centri di ascolto della diocesi che si trovano diverse volte all’anno, mettono insieme le loro esperienze, discutono dei problemi che hanno affrontato, quindi fissano delle procedure e delle modalità di lavoro che siano uguali per tutti, col fine di avere un comportamento comune a tutti i CdA della diocesi. Tutto questo avviene con la presenza del direttore di Caritas diocesana e tante volte anche della direttrice del CdA diocesano.